UN INGEGNERE, UN MUGNAIO IN UN MULINO DEL XVI ED UN MUGNAIO MODERNO!

UN INGEGNERE, UN MUGNAIO IN UN MULINO DEL XVI ED UN MUGNAIO MODERNO! 

IMG_6712Sembra l’inizio di una barzelletta, ma invece è il momento d’incontro dell’arte del macinare dal XVI fino ai nostri giorni!

A condurre questo piccolo incontro, l’Ing. Oronzo Mauro dell’Associazione Italiana di Storia dell’ingegneria con due mugnai d’eccezione: Ernesto Angelini, proprietario del omonimo cinquecentesco mulino ad acqua del borgo di Piedicava (frazione di Acquasanta Terme – AP) nonché delegato per le Marche dell’Associazione Italiana Amici dei Mulini Storici (http://www.aiams.eu/ AIAMS) e il mugnaio moderno, Roberto Agostini dei Mulini Agostini di Montefiore dell’Aso (AP).

Il Mulino di Piedicava, piccolo borgo in pietra del XVI secolo, affonda le sue radici agli inizi del 1500 e dal quel tempo, attraverso un percorso trasformativo ancora intatto e ben identificabile arriva fino ai nostri giorni con le sue macine in pietra (ultima installazione del 1914) abilmente passato da un mugnaio all’altro fino ad Ernesto che, con la cura e gl’insegnamenti del padre e del nonno, ha saputo conservare questo fantastico gioiello della meccanica, dell’idraulica e della cultura sociale e materiale degli appennini ascolani.

Tra i tre personaggi un continuo confronto tra tecniche moderne ed antiche, tra curiosità che spaziano delle tecniche manutentive alle rese antiche di lavorazione: insomma un vero e proprio momento di formazione, di valorizzazione del patrimonio tecnologico e sociale della nostra Italia.

L’incontro è stato un momento importante anche per capire bene la mappatura dei mulini storici marchigiani allo scopo di poter sempre più creare un percorso per accomunarli tutti in un vista d’insieme.

Per Roberto Agostini, sempre alla ricerca dell’eccellenza e qualità del prodotto, il confronto con le antiche tecniche in pietra rappresenta un momento importante per sempre più migliorare il prodotto, ma anche per impostare un percorso di valorizzazione del proprio mulino, anch’esso ormai parte delle storia di Montefiore dell’Aso.

Per l’Ing. Oronzo Mauro è stato un momento importante anche per meglio capire un eventuale recupero/restauro/momento di valorizzazione dell’antico mulino di Pompeo Montani di Montefiore dell’Aso.  Il mulino Montani, infatti ha la stessa struttura e tipologia del Mulino di Piedicava.

I video/foto mostrano alcuni momenti dell’attività del mulino, appositamente azionato per la visita: avvio delle ritrecine (le ruote ad asse orizzontale, anche detto pre-vitruviano) e grano nella tramoggia prima di finire nelle macine in pietra.

La visita al Mulini Ernesto Angelini di Piedicava, frazione Acquasanta Terme è un must!

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Questione di MITI… Musei digitali e il più antico Istituto Tecnico Italiano a confronto



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Nel 2007, ormai quasi 10 anni fa, feci una bella esposizione, “La misura delle cose” a Fermo con la collaborazione di Fabio Panfili dell’Istituto Tecnico G. e M. Montani di Fermo e del Prof. G. Conte dell’Università Politecnica delle Marche. La mostra metteva insieme collezioni scientifiche private(misurando.com) e pubbliche (Istituto Montani) in una armonica combinazione.

Il prestigioso istituto tecnico, il primo in Italia, datato 1854, è il cuore pulsante della rivoluzione delle macchine avviata a metà Ottocento con le sue fonderie, la sua meccanica applicata e poi la chimica e l’elettrotecnica. Insomma, l’Istituto Montani di Fermo rappresenta un punto obbligato per chi tratta di storia della scienza e delle tecnologia.

Eccomi! Molto orgoglioso di quella esposizione/collaborazione, perché sempre più si è radicato il gusto/necessità/stimolo verso la valorizzazione del patrimonio scientifico e tecnologico sfociato poi nel MITI – Museo dell’Innovazione e delle Tecnica Museo dell’Innovazione e della Tecnica Industriale (MITI), ossia il fantastico Museo del Montani.

…e mi piace che mi ritrovo con il Direttore del MITI, ingegnere ed amico, Marco Rotunno per parlare di Musei Digitali, quasi preannunciando i temi che andrò a discutere in alcune conferenze a Venezia e Milano nel prossimo settembre. Il digital rappresenta per il museo un elemento nuovo su cui fare leva per il salto verso nuovi orizzonti. Stay tuned, ne vedrete di belle!

Foto: Oronzo e Marco,”La misura delle cose” esposizione con Istituto Montani e Università Politecnica delle Marche (2007), il fantastico testo del Temistocle Calzecchi con le prime esperienze sulle trasmissioni radio con firma del Direttore del MITI.

Visitate il MITI, Museo dell’Innovazione e delle Tecnica Museo dell’Innovazione e della Tecnica Industriale o più semplicemente il Museo del Montani di Fermo.  http://mitimontani.provincia.fm.it/

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INCROCIARE STORIA & DIGITALE IN UN LUOGO DEI RICORDI come la Fototeca Provinciale di Fermo

13920214_1184744018234316_4638282106491842633_oLa Fototeca della Provincia di Fermo, un patrimonio incredibile affidato a persone dalla grande competenza e passione!  E’ stato un onore per me discutere con il Presidente della Fototeca, Pacifico D’Ercoli, di come il “digital” possa aumentare le “esperienze” culturali ed artistiche del nostro territorio creando mille trame grazie a big data e geolocatation.

Abbiamo analizzato il progetto “Archivi delle Famiglie – sharing culture”, ne abbiamo visto insieme i mille agganci per innescare esperienze d’inclusione nuova e per contribuire grandemente alla raccolta e valorizzazione del patrimonio fotografico sparso nelle famiglie.

Abbiamo seminato un percorso fatto di modi nuovi per fruire della storia e del territorio, coinvolgendo le persone nei luoghi stessi della storia. Io amo incrociare storia e digitale e un luogo dei ricordi, come la grande Fototeca della Provincia di Fermo (http://www.fototecafermo.it/), non può che essere l‘iperspazio dove questo incrocio diventa di grandissimo valore.

Bellissimo il Catalogo “Il Lavoro scomparso – un fotografo sulle tracce dei lavori che non ci sono più”, foto di Vittorio Gioventù “” – Fototeca Provinciale di Fermo, Villa Vitali, Fermo – 21 nov 2015 al 6 gen 2016

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Un montefiorano tra le guglie del Duomo di Milano

Fabbrica del DuomoOgni volta che giro per il Duomo di Milano o per il suo Museo insieme a Francesco Aquilano, capocantiere della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, vivo esperienze di cultura tecnica ed artistica incredibili.

Non c’è pietra o statua o struttura che per Francesco non abbia una storia intensa fatta di lavoro dell’uomo o millenario della natura. La mia fortuna è nell’essere insieme a Francesco quando egli anima la bellezza del Duomo di Milano con le sue storie. Francesco è l’uomo che scala il Duomo come uno scalatore domina la sua montagna.

La fortuna di certe persone, io uno di questi, sta nell’avere delle guide d’eccezione, come Francesco appunto, perché un oggetto, una statua, un manufatto prende forma dalla storia degli uomini che custodiscono quel valore nei secoli.

Edit OM – foto cortesemente da National Geographic. Luglio 2016

Quando la scienza, la tecnologia e la storia delle imprese passa dai libri ai luoghi!

Piccolo TeatroUn percorso avvincente fatto a Milano da iù di 200 siti d’interesse scientifico, tecnologico e di storia dell’impresa che l’ing. Oronzo Mauro dell’Associazione Italiana di Storia dell’Ingegneria ha creato attorno ad un originale workshop all’aperto per mostrare il grande valore del territorio.

Milano – è vero per ogni nostra città –  è incredibilmente piena di importanti attrazioni che spesso fanno passare in secondo piano il bello ed il fascino di una Milano “dai gusti secondari” fatti di storia della scienza, delle infrastrutture, delle architetture, delle ingegnerie e delle imprese, etc..

Nelle foto, il chiostro del Piccolo Teatro Grassi con il suo bell’orologio solare. I ragazzi dalla foto sono le classi 3 della Scuola Primaria Morosini di Milano. W chi, credendo nel territorio, tra libri e luoghi, dà voce anche ai luoghi.

 

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Erasmo Recami, un’amicizia per la scienza

IMG_3637[1] Erasmo Recami e Oronzo Mauro a Dalmine - luglio 2016 IMG_3644Erasmo Recami, uno dei più interessanti uomini di scienza e di lettere del nostro secolo! Fisico teorico, storico della scienza, archeologo, mineralogo, divulgatore della scienza e della paleologia. (basta scrivere su google Erasmo Recami per vedere le sue numerosissimi pubblicazioni ed ambiti di studio e ricerca).

Mi lega a lui una storia nata ormai diversi anni fa, quando lessi la sua prima edizione di “Il caso Majorana: epistolario, documenti, testimonianze” Milano, Oscar Mondadori, del 1987 (ora lo potete acquistare in moderne edizioni https://www.amazon.it/caso-Majorana-Epistolario-documenti-testimonianze/dp/8883232658/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1468777676&sr=8-1&keywords=recami+majorana) con il quale Ettore (lo chiamo cosi vista la nostra amicizia) per primo s’interessò alla figura del fisico catanese Ettore Majorana improvvisamente scomparso nel 1938.

Insieme ad Ettore che, in qualche sua mail piacevolmente mi definisce “vulcanico ingegnere”, abbiamo dato vita a fantastiche iniziative di salvaguardia del patrimonio scientifico e tecnologico (ricordo la giornata da noi animata con conferenze e momenti espositivi per valorizzare il parco di archeologia industriale di Legnano dentro gli hangar della F. Tosi!). Eppoi la storica scuola Carducci di Dalmine con il suo laboratorio di scienze, ricordo della company town di Dalmine.

Eccomi di nuovo con Erasmo per un progetto editoriale molto bello che avvieremo nel prossimo mese, sotto il sole dei tachioni, le particelle super-veloci con cui il fisico di origine milanese tanto lavorò.

L’Università di Bergamo, sotto il Rettore Stefano Paleari, ultima sede d’insegnamento di Erasmo, pubblica questa favolosa selezione delle pubblicazioni del Recami in oltre 50 anni di ricerca scientifica. Mi piace molto che Erasmo, nel giardinetto di quella scuola Carducci degli anni ’30 di Dalmine, voglia farmi omaggio di questo testo bellissimo segnato con le sue parole di stima.

La Digital Platform di uno dei più importanti musei italiani! Come il museo diventa il centro d’Italia

extreme_1 extreme_2il 12 luglio alle ore 12, alla presenza del Primo Ministro Renzi, Ministro Giannini e del gota dei fisici del CERN e dell’INFN, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano alle  è stato inaugurato EXTREME, la più importante mostra permanente sulla la Fisica delle Particelle, dal Nobel di Rubbia fino ai bosoni di Higgs.

Politici e Scienziati hanno parlato insieme dell’eccezionalità della scienza italiana! Ambiente fantastico dove abbiamo pienamente apprezzato il mix ottimo di storia, scienza e futuro.

Sono orgoglioso di essere il progettista – insieme ai colleghi del museo e ad altri partner di valore – della Digital Platform di questo fantastico museo. Stay tuned, torneremo dopo le vacanze!!

 

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Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso: la meccanica del tempo

Il Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso è una piccola chicca della storia della tecnologia della misura del tempo. Spazia tra le antiche misure romane, gli orologi da muro rinascimentali diffusi nel territorio, calendari del 700, grandi meccanismi da torre dell’800, orologi per misurare ingressi al lavoro o per le stazioni ferroviarie… e poi, memorie video e marketing d’epoca dei costruttori.  Un tuffo nei luoghi del tempo – Montefiore dell’Aso, Piazza Risorgimento, Magazzini Palazzo Montani.

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Il Canale Vacchelli: tra ingegneria idraulica e natura

Il paesaggio italiano un mix continuo di natura è opera dell’uomo!

IMG_2901[1]Il Canale Vacchelli, edificato a Crema (CR) tra il 1887 ed il 1892, lungo 35 km dal fiume Adda al naviglio di Cremona,  è un percorso idrico artificiale molto particolare nonostante la sua quasi linea retta. A Crema, passeggiando per la città, mi sono imbattuto in uno suo scolmatore che con la sua regolazione lascia che il canale fluisca morbido a pelo della strada…

Magia dell’ingegneria idraulica…  L’importante portata (38,5 m3/sec) si lascia fragorosamente addestrare dalle chiuse e dalle pendenze.. così da mantenere il  canale fermo quando invece esso tumulta intensamente.

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LA TOMBA DEL GUERRIERO DI MONTEFIORE DELL’ASO: UNA STORIA NATA 2500 ANNI FA – CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE AL RECUPERO e ALLA VALORIZZAZIONE

bigaSiamo nell’aprile del 1914, di là a pochi mesi, in luglio l’attentato nella città di Sarajevo all’erede al Trono Austro-Ungarico, l’Arciduca Francesco Ferdinando. In quel clima spensierato dei mesi che precedono il grande conflitto, a Montefiore dell’Aso, si avvicinò Innocenzo Dall’Osso (Imola 7/IX/1855, Roma 11/I/1928), Ispettore ff. Sovrintendente dei Musei e Scavi delle Marche e dell’Abruzzo tra il 1908 ed il 1920.

Il giovane Innocenzo, laureato in Lettere con Giosuè Carducci e compagno di studi di Giovanni Pascoli, proveniva da una umile famiglia emiliana dedita alla produzione artigianale dei tortellini con una macchina a vapore.

Traggo queste righe da una lettera scritta Dall’Osso alla Direzione Generale del Ministero il 14 aprile 1914, il Sovrintendente dice:

“..ho iniziato in questi giorni un saggio di scavo a Montefiore dell’Aso in contrada Pantanaccio, proprietà di Ugo De Sgrilli, ove in passato erano state rinvenute anticaglie picene. […]. La mia iniziativa fu coronata da buon successo perché in un gruppo di circa venti tombe rimesse alla luce, una se n’è trovata di un guerriero con armatura completa di bronzo, elmo, corazza a due dischi, gambali, e con numerose armi in ferro, cioè quattro lance, due pugnali, una spada, una mazza, un coltello, spiedi, fibule; di ferro e di bronzo, un notevole numero di vasi di terracotta, interessante soprattutto gli avanzi del carro di combattimento. Sarebbe mio intendimento di estrarre integralmente la tomba per inviarla all’Esposizione Marchigiana di Milano qualora codesto Ministero non abbia nulla in contrario..”

La tomba del guerriero (VI/V sec a.C.) di Montefiore con tutto il suo arredo e con il suo carro da guerra, ricostruito, fu estratto ed allestito alla “Esposizione di Marchigiana di Milano” del 1914 con tatto di “Guida Illustrata della Sezione Archeologica – Museo Piceno, costituto dai principali Musei Comunali delle Marche e dal Museo Regionale di Ancona”.

Ahimè, il guerriero di Montefiore dell’Aso non fece mai ritorno nelle sue terre picene! Tutto il materiale, conservato presso il Museo Archeologico di Ancona, fu considerato disperso dopo il primo conflitto mondiale.

Un gruppo di studiosi e di maestranze, guidate dall’Ing. Oronzo Mauro e dall’antropologo Giacomo Recchioni, sta ricreando la tomba del guerriero di Montefiore dell’Aso. Una grande fatalità! Il cartellone pubblicitario per la grande esposizione marchigiana del 1914 fu realizzato proprio da Adolfo De Carolis, un guerriero dell’arte che rendeva omaggio all’antico guerriero piceno di 2500 anni prima.

nelle foto: la foto originale della tomba del guerriero di Montefiore dell’Aso, il manifesto dell’Esposizione di Milano del 1914 opera di Adolfo de Carolis, Guida all’esposizione marchigiana nella quale ci sono i riferimenti alla Tomba di Montefiore, foto del Prof. Innocenzo Dall’Osso.

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